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II LIBRI SUL CEDRO

Significato religioso, culturale ed alimentare del Cedro nel bacino del Mediterraneo  - tradotto anche in lingua giapponese

 

 


 Il cibo sacro delle sirene

 

Filetto di Cernia in crosta e cedro

Agnolotti ai funghi

Carpaccio di trota al cedro

Filetto di vitello in guanciale e cedro

Dessert

  


Il Cedro tra Coltura e Cultura

  


 In Riviera per amare il Cedro...

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 Alla Ricerca del Cedro Perduto tra Sacro e Profano

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 Il Cedro tra desiderio e realtà

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Il Cibo Sacro delle Sirene

IL CIBO SACRO DELLE SIRENE
Cento e più ricette semplici con il cedro

Questa nuova gracile fatica sulla Citrus medica nasce da un lato, da un debito affettivo, quasi esistenziale da sciogliere verso la Riviera dei Cedri, la sua cultura popolare, le sue tradizioni , la sua gastronomia ispirata tuttora, in parte, a tale frutto, dall’altro, dalla motivazione più contingente e pretenziosa di pubblicizzare tale pianta officinale presso gli operatori economici del settore e di allargarne la domanda , di soddisfare la curiosità dei turisti , di legare tradizioni e novità nel campo già vasto della agrumicoltura.
Ma perché, per la tradizione popolare, il cedro è il cibo sacro delle Sirene? 
Un tempo remoto, quando mangiare non era solo esigenza pratica di nutrimento o semplice assunzione di alimenti, ma cerimonia magico-religiosa, gioia di vivere, partecipazione corale per rinsaldare vincoli familiari e tribali, presso la società pagana ed arcaica , la citrus medica entrò sicuramente nella dieta solare del Mediterraneo assieme all’uso di erbe aromatiche, quali il rosmarino, il basilico, il silfio, la menta, la maggiorana, il cumino, il finocchio, la ruta, l’alloro, lo zenzero, l’origano: spezie quasi rituali che, oltre a condire il cibo e ad assicurare sanità e vigore al corpo, servivano a sconfiggere le tenebre, l’ipocondriaco, il male di vivere, le negatività che circondavano, nelle selve di pini e di carrubi prossimi al mare, gli uomini antichi ed irrequieti del Tirreno.
Alcune tracce di tali credenze si sono trasmesse nella più prossima società contadina: non si condisce forse ancor oggi il capitone, simbolo del male, catturato nei fossi, con pezzetti e succo di cedro e lo si consuma nelle feste natalizie per allontanare un supposto maleficio?
Da questo mare azzurrissimo e ventoso, che fu anche il mare dell’ammaliatrice Circe, oltre che di Cariddi e Scilla , le fantastiche sirene, lungo il litorale frastagliato che va da Palinuro ad Amantea, per il loro canto morbido sebbene insidioso, esigevano in dono dalle popolazioni indigene incantate, il pomo afrodisiaco e sacro del cedro, simbolo della fertilità e della bellezza, che poi di sera si affrettavano a consumare negli anfratti spumeggianti e nelle cale sabbiose del litorale, donandosi ai giovani più floridi, in alcuni momenti di irrepetibile intimità.
Da qui inoltre le creature fantastiche si divertivano a scrutare come nelle vicine selve , dopo la mietitura, o dopo un qualsiasi raccolto , quelle popolazioni arcaiche si dessero a danzare , quasi fatto di possessione rituale, fino allo sfinimento, dopo essersi abbeverate di crisomele o di vino forte, aromatizzato con succo di cedro. (…..)

Il Cedro può entrare, inoltre, in un ricettario nuovo ed originale, ispirato alla cucina ebraica, una cucina che ha trovato nelle regole religiose e nel calendario delle feste un motivo di amalgama delle varie tradizioni gastronomiche, quelle tipicamente mediorientali e quelle ditradizione che in ogni parte del mondo le casalinghe ebree hanno acquisito ed assimilato in venti secoli di diaspora. Per gli Ebrei cibarsi, infatti, è un atto religioso, igienico, psicologico, estetico, e il cibo può essere consumato solo se kasher , vale a dire permesso e regolato dalla Torah. La mensa diviene, pertanto, luogo sacro e simbolico di accoglienza, d’affetto, di relazione e di preghiera, che accomuna e caratterizza tutte e tre le maggiori religioni del Mediterraneo. Prova ne è il rispetto verso alcuni alimenti, in modo particolare verso il pane: la Bibbia, il Vangelo e il Corano avvertono, a proposito, in modo concorde che mangiarlo nell’ozio è da parassiti, guadagnarlo laboriosamente è un dovere, non dividerlo con i fratelli è crudele! (…..)
Inoltre, può entrare in composizione di pietanze arabe dettate dalla cucina halal, la cucina permessa dalla legge islamica secondo il Corano.Un dettame religioso questo che in Europa si è ormai trasformato in un trend di enorme successo in quanto per i musulmani europei non sempre è facile evitare, nel cibo, ingredienti haram, (impuri), come grassi animali, prodotti derivati dal maiale o da sostanze guaste. (….)

FRANCO GALIANO